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Non si ferma la mobilitazione in favore del collega Mesiano.
Da una vicenda connotata da soli aspetti inquietanti e negativi si può, di conseguenza, trarre un dato positivo: il permanere della nostra capacità di indignarci e di reagire.
Chi riteneva che noi magistrati tale capacità avessimo smarrito, contando su una nostra presunta assuefazione ad attacchi forsennati e gratuiti, si sbagliava.
Occorreva, purtroppo, che fossero toccate le corde più profonde della nostra sensibilità di cittadini, prima ancora che di magistrati, perché ciò accadesse.
Non aggiungo molte parole per sottolineare la gravità di quello che molti hanno definito un “pestaggio mediatico”: in siffatto modo di fare informazione (informazione?), è percepibile il rischio di degenerazione in ciò insito. Ogni comportamento, anche il più neutro ed insignificante, diviene oggetto di indiscriminati e generici attacchi, con i quali si vorrebbe compromettere la credibilità di un magistrato sulla base di elementi che in nulla incidono, né possono incidere sulla professionalità del medesimo.
Ed è proprio a questo profilo che si ricollega la ragione specifica del mio scrivere, convinto come sono che in siffatti frangenti ciascuno debba apportare il proprio contributo al fine di riaffermare le regole su cui si fonda uno Stato di diritto e, prima ancora, una civile convivenza.
Alcuni di noi, nel sottoscrivere l’appello, hanno fatto riferimento alle esternazioni, provenienti da più parti (esterne alla magistratura), riguardanti la “promozione” di recente riconosciuta al collega, come noto definita ad orologeria e rappresentata come legata, in un nesso di causa ed effetto, alla nota sentenza, nel senso che l’avanzamento in carriera sarebbe stato un “premio politico” al collega.
Quale componente della IV Commissione del C.S.M., sono stato relatore della pratica relativa alla progressione in carriera del collega.
In proposito molto è stato detto e scritto. Io, personalmente, posso dire che si è trattato di una pratica come le altre, nel senso che ha seguito il medesimo iter delle altre: istruita la pratica, è stata inserita all’ordine del giorno di commissione, trattata in commissione e poi deliberata in sede di plenum.
Sui tempi, è stato detto che è la “promozione” è arrivata dopo la sentenza; in realtà la delibera di commissione è di fine settembre e, come da prassi, è stata inserita nell’ordine del giorno del plenum dello scorso 14 ottobre, così come per tutte le altre progressioni deliberate in commissione nella medesima settimana nella quale è stata adottata quella di Mesiano.
Ma non è questo il punto.
Il fatto è che, se, da un lato, vi sono stati coloro che hanno ferocemente attaccato Raimondo Mesiano in ordine alla progressione conseguita, dall’altro lato, vi è stato chi non efficacemente lo ha difeso, affermando che le progressioni in carriera sono automatiche.
Vorrei soffermarmi su questo ultimo aspetto, ritenendo in ciò di poter offrire un concreto contributo nel senso innanzi auspicato.
Se, infatti, inaccettabile è la prima versione, neppure la seconda è condivisibile.
In realtà, il Consiglio non segue nessun automatismo, anzi, come previsto dalla legge (e soprattutto dalla stringente normativa interna in tema di valutazione di professionalità, ancorata a rigidi parametri), esegue controlli quadriennali sulla capacità, sulla laboriosità, sulla diligenza e sull’impegno del magistrato.
Nel merito, ho avuto modo di conoscere dagli atti il collega Mesiano e ho riscontrato (insieme alla Commissione tutta e al plenum) un profilo positivo sotto tutti gli aspetti, tanto da motivare la progressione del collega.
In particolare, quanto al profilo della capacità di Mesiano, da più parti messa in discussione, mi sembra doveroso sottolineare che dalle fonti conoscitive previste (nella specie parere del Consiglio Giudiziario di Milano e rapporti dei dirigenti delle sezioni nelle quali ha prestato e presta servizio il collega) emerge che Raimondo Mesiano: dedica pari attenzione a tutti gli affari che gli sono assegnati con consapevole atteggiamento di servizio; redige motivazioni dei provvedimenti evidenzianti profondità di riflessione sugli istituti applicati e un’eccellente cultura che ne costituisce la cornice, sempre funzionale a soluzioni ragionate ed equilibrate. Si rileva, poi, che dalle sentenze acquisite emergono attenzione nei riguardi della decisione assunta, chiarezza nell’esposizione del percorso motivazionale, correttezza nell’interpretazione delle norme di riferimento e limpidezza nell’esposizione dell’iter logico.
Sulla base di queste, e di molte altre ragioni (concernenti i parametri normativi), Mesiano ha positivamente superato la valutazione di professionalità (perché lo meritava e non per effetto di un mero automatismo di carriera).
Per tali ragioni, auspico, come tutti noi, che in futuro gli unici giudizi sull’operato di un collega derivino dalla conoscenza della sua vita professionale e non da elementi esterni che in nulla possono incidere sulla capacità di essere un “buon” magistrato.
Alfredo Viola
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