|
UNITA’ PER LA COSTITUZIONE CONGRESSO NAZIONALE DI SIRACUSA 15/17 MAGGIO2009 E’ straordinariamente attuale il progetto che trent’anni fa nasceva con Unità per la Costituzione ed infatti oggi, come allora, il compito di Unità per la Costituzione è quello di affermarsi come corrente riformista della Magistratura consapevole della necessità di promuovere culturalmente un modello di “magistrato del terzo millennio” : un magistrato autonomo e indipendente , professionalmente affinato, specializzato, continuativamente formato mediante strumenti che accrescano il sapere giuridico e la capacità organizzativa delle risorse da coordinare. Abbiamo consapevolezza che la crisi di identità della magistratura italiana, oltre che principalmente a causa esterne di natura storica e politica, è legata anche a cause e responsabilità interne al sistema dell'associazionismo e del governo autonomo che impongono una severa riflessione e la scelta di un percorso di autoriforma che consenta al circuito stesso di esercitare pienamente le sue competenze di politica giudiziaria. Non deve però sottacersi - anzi va riconosciuto - che il percorso intrapreso dal C.S.M. chiamato all'attuazione del nuovo ordinamento giudiziario secondo una lettura costituzionalmente orientata ha trovato proprio sul terreno delle valutazioni di professionalità e della nomina dei direttivi un primo positivo riscontro che ci restituisce un modello di magistrato che si intende oggi finalmente valutare secondo merito e adeguatezza alle circostanze. Per l’attuazione di un tale modello di magistrato rivendichiamo il diritto di libertà di associazione dei magistrati italiani, nonché l’organizzazione del pensiero in gruppi, come centri di elaborazione culturale e di confronto, funzionali alla partecipazione consapevole,responsabile e trasparente al governo autonomo della Magistratura. Per i magistrati italiani sono fondamentali gli spazi di riflessione collettiva sull’efficienza del servizio giustizia e sulla ragionevole durata dei processi, sulla tutela dei diritti come sul contrasto alla illegalità diffusa. Ciò che è inaccettabile, e ne siamo noi per primi consapevoli, è il fenomeno degenerativo del sistema, tendente a favorire la logica di potere e gli interessi personali o di settore. Inaccettabile è il cd. correntismo deteriore, che si sovrappone fino a confondersi con pericolose forme di “lobbismo”. Questo ci sembra il punto fondamentale: la tutela dell’”appartenente” è operazione di “lobby” che va rifiutata con nettezza, senza riserve, perché non può avere cittadinanza in una Magistratura libera, indipendente, autonoma, che deve essere al servizio di ideali e valori che interessano la collettività e la convivenza democratica. Il “pensiero organizzato” in Magistratura è, per converso, proprio lo strumento più efficace per sterilizzare le continue tentazioni di derive “lobbistiche”. Alla corrente è affidato il delicato compito di superare la crisi permanente di efficacia ed effettività del processo penale e del sistema delle pene che catalizza il progetto di evidente compressione dell'indipendenza del Pubblico Ministero attraverso il ridimensionamento del suo ruolo nelle indagini (con lo sganciamento della Polizia Giudiziaria dalle direttive del PM e con il differimento della trasmissione della notizia criminis), il depotenziamento dell'efficacia dei principali strumenti investigativi a sua disposizione (con il ddl sulle intercettazioni), la pericolosa previsione di dubbia costituzionalità dell'elettività del P.M. dinanzi al Giudice di Pace e il consapevole svuotamento degli uffici di Procura in tutto il paese e in particolare negli uffici giudiziari meridionali. I vuoti dell'organico degli uffici di procura in uno all'insufficienza dei rimedi economici e normativi proposti aleatoriamente per ovviare all'incomprensibile divieto di assegnazione alla Procura dei nuovi magistrati in tirocinio (con il conseguente rischio di favorire il meaccanismo dei trasferimenti di ufficio, tanto più che si resta sordi all’adozione di meccanismi flessibili e meno invasivi quali sarebbero assicurati dalla rivisitazione dell’istituto della applicazione), possono porre le premesse per un reclutamento straordinario dei magistrati requirenti. Reclutamento con il quale si rischierebbe un inadeguato vaglio della professionalità degli aspiranti, che può essere solo garantito dal meccanismo concorsuale ordinario, ma soprattutto il raggiungimento per vie traverse dell’obiettivo di sempre della subordinazione del PM all’Esecutivo. Avversiamo un tale stravolgimento del ruolo del PM così come siamo fermamente contrari a qualunque manipolazione dell'assetto costituzionale della magistratura italiana. In particolare, anche con riferimento al funzionamento della sezione disciplinare secondo una linea di demarcazione tra la funzione giurisdizionale e le distinte attività di amministrazione consiliari, contrastiamo ogni proposta volta a discutere l'assetto dell'organo di governo autonomo. L’eventuale novella dovrà essere esclusivamente calibrata nell'ottica di un miglioramento della professionalità dei magistrati italiani e non già in funzione di un asservimento della giurisdizione a logiche partitiche ovvero all'adozione di meccanismi casuali di selezione ovvero culturalmente aleatori ed improbabili. Questa esigenza di prevenzione di guasti all’indipendenza reale dei magistrati ci è fatta palese dalla realtà del nuovo sistema disciplinare laddove ha introdotto l’iniziativa cd. cautelare da parte del Ministro della Giustizia, iniziativa che spesso presenta inevitabili implicazioni politiche. Invero, l’esercizio da parte del Ministro di una richiesta di rimozione in via cautelare di magistrati nel pieno dell’esercizio della loro funzione giurisdizionale, non può che incidere sui rapporti tra il Potere Esecutivo e quello Giudiziario. Si tratta, infatti, di iniziative che, riducendo sostanzialmente i poteri del Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, sono sempre al limite tra l’esigenza disciplinare in senso tecnico e l’intervento di natura politica. Mentre le iniziative del Procuratore Generale in materia sono previste con riferimento alle fattispecie di illecito disciplinare, a nessuno può sfuggire che le valutazioni e le iniziative del Ministro sono influenzate da considerazioni di opportunità , che appartiene per definizione ad ogni organo che ha responsabilità politiche. La sovrapposizione di profili di “opportunità politica” a profili di legittimità, contribuisce non poco ad alimentare la confusione già di per sé grande nel rapporto magistratura-politica. La nostra insistita difesa dell’assetto costituzionale della Magistratura si coniuga con la consapevolezza della preoccupante crisi di efficienza e funzionalità del sistema giudiziario italiano, che riverbera i suoi effetti negativi sulla credibilità della giustizia nel suo complesso e dei singoli magistrati, additati all’opinione pubblica quali unici responsabili delle palesi disfunzioni del Sistema. Siamo convinti della necessità di un assetto organizzativo moderno, adeguato alle esigenze del Paese, quale precondizione per la stessa dignità della funzione giurisdizionale Siamo convinti, a differenza di quanto da taluno adombrato in ottica sterilmente corporativa, che la cd “questione dei carichi di lavoro” non può essere l’unica risposta al suddetto problema, Non può negarsi infatti che la ricerca della efficienza che ometta la peculiarità costituzionale della funzione giurisdizionale rischia da un lato di perseguire l’obiettivo di una mera produttività statistica e dall’altro di fornire all’opinione pubblica la fallace immagine di una magistratura meramente difensiva e disinteressata alle sorti del sistema giudiziario ed alle istanze del cittadino. Certo è che un approccio moderno e realistico alla valutazione di laboriosità dei magistrati impone che si inizi un lavoro serio ed approfondito, da svolgere tempestivamente, senza indulgere in slogans e parole d’ordine sulla base di proposte generiche dalla oscura ed indimostrabile metodologia. Occorre quindi procedere, sulla base di analisi statistiche ed organizzative delle diverse realtà giudiziarie, atte ad individuare le medie di produttività dei magistrati italiani, distinguendo per contesti territoriali e mestieri del giudice. Si confida che su tali temi anche il Ministro della Giustizia fornisca il proprio indispensabile contributo, anche di fattiva collaborazione con il C.S.M. ed una decisa presa di posizione in favore di una ormai non più procrastinabile riallocazione delle risorse umane e materiali, ponendo finalmente mano alla riforma delle circoscrizioni giudiziarie. Queste riflessioni, pur non esaurendo tutti i temi altrettanto importanti che interessano il pianeta giustizia, vogliono esprimere la carta d’identità di una “area culturale” che rappresenta magistrati fortemente legati ai valori costituzionali del ruolo, fermamente convinti del loro messaggio di attualità. Un’area culturale che vuole affrontare le sfide della “modernità”, attraverso il rifiuto di ogni forma di collateralismo, con la forza di un pensiero “libero” e non condizionato dalla logica di schieramento, nell’assoluta convinzione di interpretare un ruolo essenziale per le sorti democratiche di questo Paese. Per concludere, voglio ricordare un punto significativo del documento fondativo di Unità per la Costituzione: “La funzione di garanzia imparziale che caratterizza la giurisdizione è stata affidata dal costituente alla magistratura come ordine autonomo, in una visione dialettica dei rapporti fra le istituzioni democratiche e le loro funzioni specifiche. L’indipendenza della magistratura, sia interna che esterna, è condizione perché la sua funzione di controllo di legalità possa svolgersi anche nei confronti di ogni altro potere, pubblico e privato, in modo da tutelare pienamente le libertà individuali e collettive, nel quadro dei valori e nelle forme sancite dalla Costituzione”. A nessuno può sfuggire l’attualità e la modernità di questo messaggio! Siracusa, 16 maggio 2009.
|